Il coraggio della integrita’

Il coraggio della integrita’

Molti anni fa ero incamminato per la strada che mi avrebbe portato ad una formazione comportamentista. Ero contento, ma non completamente soddisfatto, sentivo che qualcosa mi mancava, non so dire se fosse più la profondità della visione psicoanalitica oppure qualcosa d’altro. Amavo infatti la psicoanalisi e mi dispiaceva rinunziarvi, anche se ero molto attratto dalla efficacia e brevità dei protocolli comportamentisti. Avrei voluto avere la possibilità di prendere il buono da entrambe le scuole, ma a quei tempi era impensabile.
La risposta la ebbi incontrando Gianmario Balzarini e la sua scuola, ed era una risposta che mi cambiò profondamente. Ripensandoci ora ciò che mi affascinò nell’approccio della Analisi Immaginativa fu l’intelligente utilizzo della immagine e del corpo in un contesto analitico. Ancora non lo sapevo, ma quella sarebbe stata la mia strada, percorsa negli anni successivi, la strada verso una concezione olistica ed integrale.
Mi piaceva che esperienze diverse, quali la imagerie e la corporeità fossero integrate in quello che ritenevo il più alto dei modelli terapeutici, quello della tradizione analitica. In questo presentivo la grande forza investigativa e pragmatica di Wilhelm Reich, che avrei approfondito negli anni successivi. La indagine reichiana era molto orientata verso la tecnica terapeutica, ed era condotta con una appassionata sollecitudine, che non guardava a mode, correnti o convenzionalità scientifiche, ma mirava in modo compassionevole alla efficacia terapeutica, pur conservando una rigorosa attenzione alla grande tradizione analitica. Reich non temeva nessuno e non si faceva fermare nel perseguire i suoi obiettivi di ricerca nemmeno dal suo grande maestro e collega, Freud, ne’ dall’accoglienza aggressiva ed invidiosa delle sue idee troppo avanzate per i tempi, che portarono al rogo dei suoi libri da parte dei nazisti prima, dei comunisti dopo, ed infine negli Stati uniti durante il maccartismo. Ebbene è stato questo coraggio di vivere l’integrità delle proprie idee che ho trovato in Balzarini e nel quale mi sono rispecchiato. In un periodo nel quale la psicanalisi freudiana ortodossa dominava l’ambiente accademico ebbe il coraggio di introdurre il corpo ed un atteggiamento olistico ed aperto. Dico coraggio perché, come tutti sanno, non è facile nel mondo accademico andare contro le correnti dominanti, che allora prediligevano la ortodossia freudiana mentre oggi innalzano il cognitivismo. Rimane sempre però l’amarezza di non poter vedere che raramente un atteggiamento non di parte, che riesca a comporre le differenze ed estrarne ciò che è positivo ed efficace in una visione più ampia e più evoluta.
La frequenza alla Scuola di Cremona mi ha permesso di aprire la mia mente ed anche di incontrare un altro grande studioso, Jack Painter, con il quale ho potuto approfondire ancora di più la corporeità nella sua interazione con la psiche.
Painter ha sviluppato in special modo la cognizione della unità dello psicosoma e della straordinaria potenza che un evento sinergico, su più livelli, può avere sulla persona nel perseguire il cambiamento. Da questa solida base operativa e tecnica ho continuato i miei studi in direzione di una teoria e di una pratica integrale della psicoterapia che potesse unire in un unico edificio quei contributi e quelle dimensioni che sino ad ora, per interesse, settarietà, o convinzioni limitanti, sono rimaste separate.
E’ un simpatico gioco di parole che per giungere ad una coscienza integrale sia necessario passare attraverso una coscienza integra.
E’ grazie perciò anche al coraggio ed alla integrità di Gianmario Balzarini che sono potuto arrivare ad una psicologia integrale. Dalla integrità all’integrale.

Articolo del Dr. Massimo Soldati.
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